La Comunità di Rapolano Terme, Ti Augura, o Pellegrino, di trovare nella nostra parrocchia l’ospitalità e la serenità che può trasmettere un luogo semplice, lontano dalle mete più battute, e di tornare alla tua dimora ricco di valori.

SANTA MARIA ASSUNTA – CHIESA PARROCCHIALE

Chiesa Parrocchiale faceva parte del monastero dei monaci olivetani, consacrato il 15 agosto 1646 che diventerà patronale di Rapolano viene osservata il 15 agosto, giorno dell’Assunta.

Il monastero era stato fondato da un benefattore rapolanese, Alessandro Falciani, procuratore e avvocato dei monaci di Monte Oliveto, dopo aver accumulato in Roma una notevole fortuna, volle che si costruisse nella sua terra d’origine un monastero che ospitasse almeno dodici monaci e un abate. Una lapide, murata nella sagrestia, ci ricorda che l’erezione del monastero fu autorizzata dal pontefice Innocenzo X, dal Granduca di Toscana Ferdinando II e dal vescovo aretino Tommè Salviati. Il primo abate fu Angelo Maria Valentini. Con motuproprio del Granduca Pietro Leopoldo, il 13 febbraio 1776 il monastero veniva soppresso. Venivano altresì obbligati i monaci a ‘cedere a favore del parroco porzione della fabbrica del monastero, e chiesa del medesimo con gli arredi sacri, acciò volendo il medesimo venire ad abitare nel paese, abbia tutto il comodo in detto monastero’.

All’altar maggiore si trova la tavola su fondo oro, raffigurante la Madonna col Bambino, già a Montecamerini, di Paolo di Giovanni Fei, pittore senese operoso tra fine ‘300 e inizi ‘400 e ai lati due tondi con l’Angelo Annunziante, a sinistra, e l’Annunziata, a destra, di scuola umbra dei primi del ‘500. Nella navata si trovano sulla parete sinistra: Visione del Beato Bernardo Tolomei, di Lorenzo Feliciati (1732-1799) e la Madonna col Bambino con i Santi Sebastiano, Giacomo e Rocco, d’Astolfo Petrazzi (1579-1655). Sulla parete destra: La Madonna appare a S. Francesca Romana, tela attribuita a Deifebo Burbarini (1619-1680), un Crocifisso ligneo del ‘400 e l’Assunta, notevole dipinto del ‘600.

Sopra all’orchestra c’è un bell’organo del 1840 di Giosuè Agati di Pistoia, in perfetto stato. Nella Sacrestia si trovano una scultura dei primi del ‘500, in terracotta policroma, raffigurante S. Caterina d’Alessandria, di buon autore senese, vicino a Giacomo Cozzarelli, un tempo in una chiesa del Poggio S. Cecilia e una tavola della seconda metà del ‘300, già nella chiesa della Fraternita di Rapolano, facente forse parte di un polittico, raffigurante la Madonna col Bambino, attribuita a Luca di Tommè.

 

PIEVE DI SAN VITTORE

In una pergamena del 1029, conservata presso la Curia aretina, troviamo la più antica citazione della pieve di S. Vittore. Non è rammentata invece tra le pievi contese dai vescovi Servando di Arezzo e Mauro di Siena nel VII secolo. La chiesa poteva però essere stata edificata in epoca alto medievale, dato che intorno all’xi secolo fu innalzata a chiesa battesimale, quando la paleocristiana pieve di S. Gervasio, le cui vestigia si trovano in una zona tra Poggio S. Cecilia e Modanella, trasferì tale prerogativa alle due pievi di S. Vittore e S. Stefano in Vicoduodecim. San Vittore aveva sotto la sua giurisdizione le chiese di S. Pietro, S. Cecilia e S. Lucia del Poggio S. Cecilia e S. Giovanni e S. Biagio di Armaiolo. L’importanza che la pieve di S. Vittore aveva raggiunto è testimoniata da una pergamena conservata presso l’Archivio di Stato di Siena, datata 9 luglio 1262, con la quale il pontefice Urbano IV chiedeva al pievano di Rapolano di intervenire presso il potente Comune di Siena affinché revocasse un ordine bandito contro i monaci di S. Maria di Montefollonico.

Dalla “Tavola delle Possessioni”, vasta opera di catastazione, voluta dal governo dei Nove, oligarchia mercantesca che detenne il potere a Siena dal 1287 al 1355, apprendiamo che la pieve di S. Vittore nell’anno 1319 possedeva un consistente patrimonio fondiario, formato da due case e 31 appezzamenti di terra per complessivi 56 ettari, del valore di lire 3.760.

Con decreto del vescovo di Arezzo dell’8 luglio 1752 la pieve veniva eretta in arcipretura, ma dopo la soppressione del monastero olivetano di Rapolano questo titolo, il 3 aprile 1776, fu trasferito alla chiesa di Santa Maria Assunta, ancora oggi sede della parrocchia di Rapolano. Il vescovo aretino Emanuele Mignone (1920-1961) innalzava la pieve a Santuario Mariano, raccomandando una pia devozione alla Madonna della Consolazione.

All’interno della pieve romanica, nel pilastro di fondo della navata destra, affresco raffigurante Sant’Ansano, come dice la scritta incisa nell’affresco stesso, eseguito da buon pittore senese dei primi del ‘400 e all’altar maggiore statua policroma cinquecentesca in terracotta raffigurante la Madonna col Bambino (Madonna della Consolazione). In fondo alla navata destra un gruppo ligneo settecentesco col Martirio di San Bartolomeo.

CHIESA DEL CORPUS DOMINI

Questa chiesa, detta anche della Fraternita, la troviamo citata per la prima volta nell’estimo di Rapolano, compilato nel 1319. All’epoca possedeva una casa all’interno del castello di Rapolano, nel Terzo di Sotto. Il vescovo aretino Acciaioli nell’anno 1468 visitò la chiesa che all’epoca era dedicata a Maria Vergine. Dalla visita pastorale del 25 giugno 1596 apprendiamo che aveva all’altar maggiore una “icona antica” e che sulla destra vi erano due altari, uno intitolato a S. Lucia e l’altro dedicato al Santo Rosario, ambedue con “icona moderna”. Dall’altro lato vi era un altro altare dedicato a S. Caterina, di patronato della famiglia Venturini di Siena, con statua lignea raffigurante la Santa senese.

Nella parete destra, nicchia con affresco attribuito a Girolamo di Benvenuto (1470-1524) raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Girolamo, con elegante decorazione a candelabre e rosoni nell’imbotte. Sullo stesso lato, più avanti, bella cornice rinascimentale in pietra serena, murata nella parete, scolpita a candelabre, con stemma, cornucopie e colomba dello Spirito Santo, proveniente dalla distrutta chiesa di Santa Maria in Colle presso Armaiolo. Dietro all’altar maggiore tela coll’Ultima Cena, copia antica di un dipinto di Rubens del 1620 circa conservato presso la Pinacoteca di Brera. Sulla parete di sinistra tela col Battesimo di Gesù e altare della Compagnia del Rosario, con stucchi barocchi, fra cui una pregevole Annunciazione e Dio benedicente in alto. Il dipinto dell’altare è attribuito a Francesco Bartalini (1569-1609) e raffigura la Madonna col Bambino e i Santi Sebastiano, Domenico, Caterina da Siena e Bernardino. Sotto il dipinto ci sono i Quindici Misteri del Rosario, copia antica su tavola di quelli della scuola di Domenico Beccafumi nella chiesa di San Domenico di Siena.

Questa stupenda Chiesa oggi ha un urgente bisogno del restauro per proteggere l’opera ed il paese contro caduta e rovina.

CHIESA DI S. BARTOLOMEO

Situata nella parte più alta ed anche la più antica dell’abitato, chiamata “il Castellare”, la troviamo citata nell’estimo del 1319 come “Plebes S. Bartalomei et Victoris de Rapolano”. Dalla visita Usimbardi del 1596 apprendiamo che questa era detta anche “del Santo” poiché in antico era collegata ad un ricovero di carità per pellegrini ed infermi chiamato Ospedale del Santo, usato anche come lazzaretto.

All’interno, nella parete destra, tracce di affresco tardotrecentesco raffigurante i Santi Michele Arcangelo e Francesco, e all’altar maggiore tela di Vincenzo Rustici (1557-1632) con la Madonna col Bambino e i Santi Bartolomeo e Cristoforo. Al centro del dipinto spicca lo stemma della famiglia committente, i Martellini. Ai lati, due tele ovali seicentesche raffigurano Sant’Antonio da Padova, a sinistra, e San Pietro d’Alcantara sull’altro lato. Sulla parete sinistra grande, raro altare di tipologia rinascimentale, in stucco bianco lavorato a bassorilievo, con paraste, capitelli, trabeazione con angeli, festoni e nicchie coll’Angelo annunziante, l’Annunziata e coronamento con lunetta raffigurante il Martirio di San Bartolomeo.

CHIESA DELLA MISERICORDIA

La chiesa della Misericordia era di proprietà della Compagnia laicale di Santa Maria delle Nevi, che troviamo citata per la prima volta nel 1561.

Dopo la soppressione di questi pii sodalizi, ordinata nel 1785 dal Granduca Pietro Leopoldo, nel 1792, con non pochi problemi, queste confraternite andarono ricostituendosi. Nell’archivio della Misericordia si trovano documenti che attestano la costituzione, nell’anno 1792, di una nuova Compagnia che riuniva le due più antiche di Santa Maria delle Nevi e di San Sebastiano. Il 18 dicembre 1864 la stessa deliberava di trasformarsi in Pia Confraternita di Misericordia.

All’interno, nella parete destra, tele raffiguranti: San Sebastiano di Lorenzo Feliciati (1792) all’altare, Crocifisso e Pontefice in atto di battezzare, Madonna col Bambino e i Santi Benedetto e Domenico (Santa Maria delle Nevi) all’altar maggiore e, nella parete di sinistra, Transito di Sant’Antonio abate, tele di anonimi pittori del ‘6/700. Prima dell’altare di sinistra grande stendardo di Francesco Mazzuoli del 1807 raffigurante la Madonna col Bambino. All’altare tela dell’Immacolata Concezione, di Francesco Feliciati (1802). All’interno di una grande teca si trova uno stendardo processionale dipinto dal sacerdote Giovanni Novelli nel 1800, con, nella parte anteriore, Madonna col Bambino, angeli e i Santi Caterina e Rocco e sull’altro lato San Sebastiano.

I testi sono stati curati da Doriano Mazzini per la parte storica e Divo Savelli per la parte artistica.