LUOGO DI CIVILTA’ E DI FEDE

Circa 20 anni fa, percorrendo le strade del territorio della Diocesi di Arezzo, dove, per volontà del mio superiore in Polonia, sono arrivato sacerdote “Fidei Donum”, sono passato nei pressi di Rapolano Terme, andando verso il mar Tirreno. Per la prima volta, dalla superstrada, ho visto le sculture in travertino del Parco dell’Acqua che in quel momento mi richiamavano l’antica città di Roma. Pensavo: “che bel paese, che panorama, che sculture” etc.

Passano 17 anni e mi ritrovo, prima come sostituto e, successivamente, proprio come parroco di Rapolano Terme, dove da più di tre anni vivo e svolgo il mio servizio sacerdotale. Tra tante belle persone e tradizioni che ho trovato mi accorgo, da una parte, dei problemi delle chiese paesane e delle strutture parrocchiali che, toccate dal dente del tempo, hanno bisogno di manutenzione e di essere ristrutturate, e dal altra, della storia e dei misteri che esse racchiudono in sé.

Incuriosito comincio le mie ricerche, iniziando dalle pubblicazioni del dott. Mazzini, indiscussa autorità in materia, storico del paese e insostituibile archivista parrocchiale. Da qui e parlando poi con gli anziani del paese e cercando altre pubblicazioni che mi aiutino a conoscere la storia e la fede degli abitanti del luogo, nasce l’idea di questo piccolo saggio che racconta, dal punto di vita ecclesiastico, la storia di Rapolano Terme.

Di tutto quello che ho letto, trovato e vissuto nel paese, il ricordo più caro è  quando per la prima  volta ho incontrato Don Giuseppe Bruni. Eravamo a Terranuova Bracciolini, dove sono arrivato dalla Polonia grazie al mio vescovo diocesano Antonio. A Terranuova si trovava un mio amico prete e qui mi ha mandato per un po’ di tempo il Card. Bassetti (allora vescovo di Arezzo) per poter frequentare Rondine e imparare l’italiano. Don “Beppone” (come tutti affettuosamente lo chiamavano) cercava qualcuno che lo poteva sostituire a Rapolano. Purtroppo ero arrivato da poco e non conoscevo ancora la lingua. Oggi ritornando con la memoria a quell’incontro mi sembra che il disegno della Provvidenza su di me abbia incominciato a realizzarsi da allora.

Dopo 17 anni di servizio sacerdotale in diocesi di Arezzo, l’Arcivescovo Fontana, mi manda a Rapolano e mi ritrovo a sperimentare il grande amore che il popolo ha avuto verso Don Giuseppe. Per me l’anziano parroco della casa di riposo, diventa subito una persona di fiducia che con i suoi consigli mi aiuta ad inserirmi ne lla vita parrocchiale; insieme al gruppo degli amici per il suo 50° anniversario di ordinazione abbiamo organizzato una bella festa per ringraziare il Signore del dono della fede e del sacerdozio. Alcuni mesi dopo il Signore lo ha chiamato alla sua Casa e io ho partecipato al suo funerale a Monti in Chinati. Qui finisce la storia di un incontro misterioso con un sacerdote ma nasce un amore e un abbraccio nella preghiera davanti al Signore.

Oggi sono passati ormai 3 anni e mezzo della mia presenza e del servizio in parrocchia a Rapolano Terme. Queste vacanze ho deciso di mettere su il sito internet per dare a tutta la comunità parrocchiale la possibilità di partecipare attivamente alla vita della società paesana, ma soprattutto di uscire oltre i confini parrocchiali e di condividere la propria esperienza di fede con tutti e dire che abbiamo da raccontare una storia con Dio.

Questo piccolo saggio è frutto di un impegno di ricerca che nasce dal fascino della bellezza del posto dove la Chiesa mi ha mandato per celebrare i sacramenti e predicare il Vangelo[1]. Per questo vorrei condividere con il lettore la mia esperienza sulla storia di questo bellissimo paese, capoluogo di un Comune[2] che è sempre stato punto forte di riferimento per la fede degli abitanti dell’ “ aretino – senese” : Un paese chiamato: Rapolano Terme.

Storia remota del paese

Leggendo nella sua “Raccolta” l’ articolo di Ida Zippo[3] sono rimasto senza fiato davanti alla sua descrizione del nostro territorio: “lungo il nastro d’asfalto, che serve da scorrevole raccordo fra l’Autostrada del Sole e Siena, a circa 30 Km dalla ridente città del Palio, mentre percorre l’accogliente valle superiore dell’Ombrone s’imbatte in Rapolano Terme, paese ch’è un incanto di silenzio, di accoglienza discreta, di pulizia. Se queste doti, che potremmo definire di natura turistica, non possono non provocare un immediato ed istintivo senso di simpatia nel visitatore, l’animo di questi resterà ancora più favorevolmente colpito nell’apprendere che la bella località toscana non è poi l’ultima venuta per quanto riguarda vetustà di natali”[4]. Dalla descrizione appena citata sono andato a cercare la storia più remota di questo territorio e della mia Parrocchia.

Alcuni cronisti, per dare a Rapolano il giusto peso e importanza partono dalle probabile origini etrusco-romane: “gli antichi Romani conoscevano bene Rapolano T., già nota ai loro tempi per le proprietà terapeutiche delle sorgenti di acqua solfurea; la cittadina sarebbe, infatti, ricordata da Plinio nella sua Storia Naturale[5].  Potrebbe anche aver accolto, intorno al IV secolo d.C., coloro che abitavano nel complesso termale di Campo Muri, presso le Terme S. Giovanni, quando fu abbandonato a causa delle incursioni barbariche”.

A parte la testimonianza plinica, altri cronisti preferiscono le cose sicure, perché vi sono antichissimi documenti nei quali la località di Rapolano Terme viene citata per  vari motivi. Tra le testimonianze di maggiore validità credo opportuno ricordare un codice membranaceo – noto con il nome di «Cartulario dell’Abbadia della Berardenga», conservato nella biblioteca civica di Siena – nel quale sono compresi documenti datati dall’865 fino al 1275. Fra questi notiamo un contratto stipulato nel 1123 alla Pieve di s. Vittore in Rapolano per la vendita di «due pezzi di terra»[6].

Altro documento degno di nota, citato da tutti i cronisti come il primo in cui si parli dell’esistenza dello storico castello che si ergeva nella bella cittadina, e quello riguardante la sottomissione del feudo della nobile famiglia Cacciaconti (del quale faceva appunto parte Rapolano) al Comune senese. Tale documento fu redatto nel 1175 (oppure 1187) e fa parte del «Caleffo Vecchio di Siena», ch’è una specie di registro pubblico attualmente conservato nell’Archivio di Stato di Siena[7].

Da questi dati si nota da una parte l’importanza delle acque termali e dall’altra l’importanza della chiesa chiamata Pieve, anche se questo titolo nasce più tardi, ma già allora la chiesa di Rapolano aveva la sua importanza perché stava per diventare l’icona del paese e la testimonianza della fede di tutto un popolo.

La splendida storia della Pieve di s. Vittore nasce infatti in tempi remoti. Già dal IV secolo si trovano testimonianze descritte poi nella lapide appesa nella navata di sinistra entrando nella chiesa. È molto conosciuta la vicenda della Pieve entrata nelle diatribe tra i vescovi di Arezzo e Siena: “per un certo tempo fu anche importante pieve del vescovado di Arezzo (anzi ne figurava tra quelle di maggiore risonanza) e motivo di contestazione, per questione di giurisdizione territoriale, tra questo ed il vescovo di Siena; pare addirittura, secondo alcuni autori, che la stessa città sia stata sede  vescovile nel 1 356. Le notizie sull’alacre centro toscano sono purtroppo mutile, in quanto la fura devastatrice della guerra 1940-45 ha distrutto in seguito al passaggio delle truppe germaniche ormai in ritirata, i carteggi del locale archivio[8].

Eccellente storico, il dott. Doriano Mazzini[9] descrive la storia medievale del paese patendo dalle vicende del castello di frontiera che spesso subiva incursioni da parte delle fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini fino al motuproprio del Granduca Pietro Leopoldo del 2 giugno 1777, facendo conoscere al lettore la storia e le alterne vicende del paese.

Da parte dei fiorentini, acerrimi nemici dei senesi, vennero le prime calamità. Durante la guerra tra le due città, iniziata nel 1203 per ragioni di confini, gli abitanti della città del giglio devastarono, insieme con altri castelli, anche quello di Rapolano. Con la sconfitta dei fiorentini a Monteaperti (4 settembre 1260), il ghibellinismo toscano trionfava e gli appartenenti alla parte guelfa subirono una gran quantità di angherie e molti dovettero scegliere la via dell’esilio. Nell’anno 1266 alcuni cittadini senesi di parte guelfa, esiliati a Monte S. Savino, s’impossessarono di Armaiolo, delle Serre e di Rapolano, tanto da costringere la Repubblica di Siena ad inviare un esercito per liberare Rapolano, mentre Armaiolo e le Serre furono lasciate nelle mani dei ribelli. Nell’assedio Rapolano dovette certamente subire molti danni, tanto che il 17 ottobre 1270 il consiglio generale del comune di Siena deliberò che il vicario generale del re di Sicilia in Tuscia, si portasse con due ambasciatori ed un notaio presso Rapolano con pieno mandato per trattare la ricostruzione del castello.

Non erano passati quarant’anni che il governo senese, nel 1306, pensò di abbattere le mura di Rapolano in più parti, non potendo mantenervi un presidio di soldati a difenderlo, per non dare quindi la possibilità ai ghibellini d’Arezzo di impossessarsi di questo importante castello.

L’anno successivo il comune di Siena fece edificare o ricostruire quanto demolito l’anno precedente. Nell’arco della porta dei Tintori vediamo scolpiti alcuni stemmi: oltre a quello di Rapolano, vi sono altri tre del comune di Siena (la balzana) e la data, 1307. Grandi danni dovettero subire gli abitanti del castello di Rapolano anche dagli eserciti che spesso sostarono nelle sue vicinanze. Il 12 marzo 1463 così si rivolgevano al comune di Siena “E vostri minimi figluoli et devotissimi servidori comune et huomini della vostra povera terra di Rapolano, con debita reverentia expongano, come da non molti anni in qua per loro pocha ventura, nella corte di quella Vostra terra sonno allogiati tre exerciti di gente d’arme, cioè quello della Maiestà del re di Ragona, quello de’ fiorentini, et quello del ducha di Calabria, i quali rasero et concoro (conciarono) sì e detti vostri servidori, in grano, biade, vigne, capanne et altre cose che se ne sonno sentiti e sentiranno (per) parecchi anni”.

Nella guerra di Siena, che si concluse con la capitolazione della Repubblica senese nel 1559, anche Rapolano subì gravi danni dalle truppe fiorentine del duca Cosimo I de ‘Medici e da quelle imperiali di Carlo V. Tutte le terre sottoposte alla città senese cercarono di opporre maggior resistenza possibile alle truppe nemiche. Consci della fedeltà che questi castelli avevano avuto nei confronti di Siena, i capitani mediceo-imperiali vollero dare un esempio. Così il 30 maggio 1554 furono abbattute le mura di Armaiolo e uccisi tutti gli abitanti maschi. Il giorno prima i priori di Rapolano avevano scritto ai signori della Balia di Siena per comunicare l’avvicinarsi dell’esercito nemico, formato da duemila fanti e trecento cavalieri. Sapendo di possedere un apparato difensivo di poco conto chiesero rinforzi, che mai arrivarono. Così dopo aver visto e sentito quanto accaduto agli abitanti di Armaiolo preferirono arrendersi o meglio scappare, anche perché dopo la presa di Rapolano e Armaiolo fu deciso di abbattere le mura del castello e appiccare il fuoco.

Con motuproprio del Granduca Pietro Leopoldo del 2 giugno 1777, al comune di Rapolano furono poi aggregate le comunità di Serre, Armaiolo e Poggio S. Cecilia e i comunelli di S. Gimignanello, Modanella, Lati Castelli, Campiglia d’Ombrone e Castiglion Baroti, dando origine al comune di Rapolano come ancora oggi è costituito.

Al visitatore d’oggi Rapolano Terme si presenta pieno di dignità e di medioevale raccoglimento, quasi pudicamente raccolto alla sommità di una collinetta fecondissima di vigne e di fruenti.

Ricchezze naturali di Rapolano Terme

1. Acque sulfuree

I bagni termali[10] per Rapolano sono stati fin dall’antichità un’importante fonte di guadagno e di prestigio, benché abbiano attraversato momenti di massimo splendore e momenti di decadenza. Il complesso archeologico di Campo Muri, poco distante dall’attuale stabilimento termale di S. Giovanni, è forse l’esempio più indicativo.

L’insediamento antico fu individuato nel 1972 dal Gruppo Archeologico Rapolanese. I reperti trovati e l’estensione su cui erano sparsi fecero pensare ad un’importante scoperta archeologica. Infatti, gli scavi iniziati nel 1987 sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica della Toscana, hanno portato alla luce un grandioso complesso archeologico pluristratificato di circa 8.000 mq. La fase più antica risale alla fine del III secolo a.C. ed è legata al culto delle acque calde, alle quali erano attribuite, in età antica, funzioni salutari. La fase di massimo splendore di questo insediamento risale alla fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., quando furono costruite una serie di strutture che si affacciano su spazi aperti (giardini, palestre all’aperto). La decadenza arriverà intorno al IV secolo d.C.

L’insediamento termale era situato in un luogo poco difendibile; non a caso la sua maggiore estensione era avvenuta durante il periodo in cui la pax romana dava sicurezza, quindi dal momento che iniziarono le incursioni dei barbari, gli abitanti di Campo Muri molto probabilmente dovettero cercare rifugio in quel colle che sovrasta gli scavi e che oggi ospita il paese di Rapolano. Nell’alto Medioevo non si hanno notizie di questi bagni.

Il cristianesimo, secondo alcuni scrittori, ‘vide, delle terme, soprattutto gli aspetti mondani, di luogo di piaceri corporei a livello di massa, di dissolutezza, che erano andati assumendo soprattutto in età imperiale’. Le terme erano state un’espressione tipica della vita urbana. Così nel periodo alto medievale, con il cambiamento di stile di vita urbano e con la regressione delle città, venne sempre meno l’uso delle terme.

Con la ripresa demografica nell’XI secolo, con il risveglio mercantile delle città e con lo sviluppo della borghesia, dal XIII secolo si ebbe un ritorno da parte dei cittadini ad utilizzare le terme, consigliate anche dai medici dell’epoca. In una pergamena del 1216 che si trova presso l’Archivio di Stato di Firenze, Diplomatico di Camaldoli, troviamo ricordato, nelle deposizioni di alcuni testimoni, il viaggio per venire ai bagni di Rapolano. Nell’estate queste acque richiamavano molti bagnanti, poiché oltre alle cure offrivano anche svaghi di vario genere, perciò accorrevano anche persone che non soffrivano di alcun male. Ai monaci, infatti, era vietato di recarsi ai bagni se non in caso di malattia. Il 5 dicembre 1309 per porre rimedio alla promiscuità che si era venuta a creare in questi bagni, dove uomini e donne s’immergevano nella medesima piscina, e quindi per porre un freno a questa “indecenza”, furono stanziate dal consiglio generale del comune di Siena cinquanta lire per la costruzione di un muro che dividesse il bagno degli uomini da quello delle donne.

Il comune senese, non si preoccupava solo del decoro ma anche che i bagni s’ingrandissero e si mantenessero attivi, così deliberò il 29 giugno 1339 di condurre la vena detta “Cavaglonis” ai bagni di Rapolano. Certamente non era una premura disinteressata. Il comune di Siena, infatti, ricavava dalla gabella dei bagni una cifra considerevole. Ma le guerre che si combatterono così di frequente in questo periodo tenevano lontani gli avventori, così la comunità di Rapolano si rivolgeva al governo senese, nell’anno 1401, affinché si permettesse alle “genti dell’aretino” di potersi recare ai bagni, perché le continue guerre tra Siena e Firenze li tenevano lontani. Mancando questi bagnanti che davano “magnam utilitatem […] in emendo panem, vinum et carnes et alia necessaria” restava molto difficile poter pagare la tassa richiesta.

Con la caduta della Repubblica di Siena nel 1559 e con l’infeudazione dello stato senese al duca Cosimo I de ‘Medici, le terme seguirono l’andamento generale di una costante decadenza, poiché la depressione che aveva colpito tutto lo “stato nuovo” aveva fatto perdere l’uso di recarsi ai bagni. Solo alla fine dell’Ottocento le terme tornarono a risplendere. Erano attivi ben quattro stabilimenti termali, frequentati anche da personaggi di grande rilievo come il generale Garibaldi, che venne a curarsi proprio alle Terme Antica Querciolaia nell’agosto del 1867.

2. Travertino

Un’altra ricchezza naturale sono le pietre estratte dalle cave situate nel comune di Rapolano Terme. Dal punto di vista geologico sono denominate come travertino a causa della loro particolarissima colorazione che le rende uniche. I minerali presenti nella terra di Rapolano, che gli conferiscono il caratteristico colore noto in tutto il mondo (“color terra di Siena”), hanno influito anche sulla formazione geologica del travertino del luogo che è caratterizzato da colore beige avorio a plaghe con tonalità più o meno intense con locali aree grigio scure. Può essere costituito anche da alternanze di lamine, da micrometriche a qualche centimetro, con andamento sub parallelo di colore variabile tra bianco avorio, il giallo arancio ed il bruno (varietà Travertino di Rapolano nocciolato venato). Esiste infine una varietà denominata Travertino di Rapolano, scuro, di colore brunastro con plaghe più o meno scure, localmente tendenti al bianco avorio. A causa della sua porosità questa roccia può incorporare degli ossidi durante il processo di formazione, acquisendo una colorazione che varia dal bianco al beige e al rossastro.

Il bacino estrattivo di Rapolano Terme rappresenta il più importante giacimento di travertini italiani dopo quelli delle “Acque Albule” di Tivoli nel Lazio. Le attività di coltivazione dei travertini, nota almeno dal XIV sec. ma con reperti di età etrusco-romana e con primi documenti ufficiali risalenti al 1597, è iniziata a livello industriale negli anni ’20 del XX sec. Le due aree principali di estrazione dei travertini sono la zona dell’abitato di S. Andrea e delle terme di Rapolano, dove furono lavorate le cave più antiche, oggi quasi tutte inattive e le nuove aree estrattive delle Querciolaie e cave Oliviera. A partire dagli anni ’90 del secolo scorso l’attività estrattiva delle cave di Rapolano ha avuto un forte incremento di interesse a causa della variabilità delle colorazioni dei travertini, che consentono, soprattutto nella lavorazione “in falda”, una grande disponibilità di varietà commerciali[11].

Il paese è noto fin dai tempi degli antichi Romani che vi si recavano per usufruire degli stabilimenti termali. Alcuni resti della loro presenza, sono ancora oggi visibili nell’insediamento a Campo Muri[12]. Ma l’utilizzo della Pietra di Rapolano come materiale da costruzione, inizia già prima degli Antichi Romani, infatti sono stati ritrovati alcuni reperti storici risalenti al tempo degli Etruschi.

Successivamente, nei secoli, il travertino è stata usato in molti palazzi ed edifici, anche storici, del comprensorio senese. La Torre del Mangia in piazza del campo, la sede del Monte dei Paschi fondata nel 1472 a Siena, rappresentano alcuni eclatanti esempi. Ma tutta la città di Siena, laddove non costruita in cotto, è fatta di Pietra di Rapolano. Fino a gli anni trenta del 900 il suo uso era però circoscritto localmente e ancora non aveva una denominazione precisa. Da questi anni in poi però, con l’inizio della industrializzazione i travertini hanno conosciuto sempre più richiesta è sono stati usati non solamente nel contesto locale ma su scala mondiale. Negli anni 90 del secolo scorso, la loro diffusione in nord America è stata massiccia e tutta l’economia locale ne ha risentito assai positivamente.

Il primo documento storico che attesta l’attività estrattiva nella zona di Rapolano risale al 1597. In questa epoca la pietra era prevalentemente usata come materiale da costruzione anche se non mancano esempi di particolari decorativi come si può vedere nella Pieve di San Vittore, la Chiesetta di Sant’Andrea, la Grancia delle Serre, ecc.

Verso la fine dell’800 l’attività estrattiva e la lavorazione vengono esercitate con continuità. Ma solo nei primi decenni del 900 le attività diventano stabili e si aggiungano ai mestieri tradizionali della zona finora dedita prevalentemente all’agricoltura. Nascono i mestieri di “Cavatore” e “Scalpellino”. Nei decenni seguenti queste attività divengono una vera e propria industria che occupa, con il suo indotto, una gran parte della forza lavoro locale.

Dal 1946 dal punto di vista economico del paese è proprio il travertino che aiuta a crescere e costruire un’industria di lavorazione della Pietra di Rapolano. In quel periodo nascono numerose attività commerciali che col tempo creano un mercato delle pietre di qualità pregiata e come tali richieste oltre che sui mercati nazionali, anche su quelli europei e perfino d’oltreoceano. Oggigiorno i giacimenti attivi sono prevalentemente nel comprensorio di Serre e in misura minore in prossimità di Rapolano.

3. Rapolano Terme ai nostri tempi

Il paese oggi vive come tanti comuni italiani la crisi dell’economia che ha messo in difficoltà l’Italia intera e anche l’Europa. A questo, negli ultimi mesi, si è aggiunta una divisoria questione politica legata alla proposta di fondere in un unico comune Rapolano e Asciano. Non vorrei entrare nel merito del problema per non dare giudizi su cose che non riguardano la mia responsabilità pastorale. Vorrei soltanto sommessamente far notare che nessuna fusione di cui si ha notizia, avvenuta senza l’acclarata volontà di due popoli che si riconoscano effettivamente come una sola comunità( non soltanto dal punto di vista istituzionale od economico) ha  mai giovato a lungo termine per lo sviluppo e la crescita di un territorio, al contrario ha portato solo divisione, decadenza e perdita di tradizioni e di costumi costruito lungo i secoli. Di una cosa sono sicuro: la vita è una ruota che ci fa sperare che arriveranno ancora tempi, come 60-70 anni fa quando, nonostante le distruzioni della guerra, il nostro territorio in crisi seppe risollevarsi e svilupparsi. Alcuni segnali che giungono dalle nostre Terme, dalla zona industriale del Sentino e dalle cave stesse fanno ben sperare. Ci vuole tanta pazienza e l’amore per il proprio paese.

4. Rapolano Terme – luogo di fede e di culto

Se ti troverai in Toscana potrai trovare 2527 edifici-storico religiosi censiti nel corso del progetto di valorizzazione dei beni culturali realizzato dalla Regione Toscana[13] tra il 1995 e il 2000 e tra questi vedrai anche la Pieve di s. Vittore situata a Rapolano Terme. Dal 1995 al 2000 la Regione Toscana ha promosso e sostenuto il progetto “I luoghi della Fede”, la cui finalità è la valorizzazione del patrimonio storico-religioso della Toscana, come ben evidenzia il sottotitolo del progetto “conoscenza, difesa e valorizzazione del patrimonio storico religioso della Toscana.” Per la sua ampiezza, la sua durata nel tempo, il numero dei soggetti coinvolti, i risultati ottenuti, il progetto si presenta come uno dei più importanti realizzati nel campo dei beni culturali, e non solo a livello regionale. L’idea di fondo del progetto – promuovere e valorizzare questo insieme di “luoghi” come un vero e proprio “museo diffuso”- ha avviato un’operazione di riscoperta e di rilettura culturale con un taglio di alta divulgazione, che ha coinvolto enti pubblici, privati, istituzioni e associazioni culturali. Questi edifici sono presenti nella banca dati relativa ai materiali testuali e iconografici raccolti nel corso del progetto.

La Toscana con la sua storia di fede e di cultura cattolica è un invito alla riflessione ed alla scoperta di straordinari percorsi fuori dai troppo frequentati itinerari di massa: piccole chiese, pievi, edifici millenari dove è possibile toccare con mano i segni lasciati sulla pietra da ignoti artisti ed architetti, dove i marmi policromi lasciano spesso il posto alla pietra venuta dal fiume o dal monte: un salto indietro nel tempo in quell’Italia meno conosciuta, che attraverso i gioielli dell’epoca romanica, tornava finalmente a vedere la luce. Di questa fa parte la Pieve di s. Vittore che l’Arcivescovo Riccardo ha lasciato alla mia cura e che oggi ti invito a visitare e conoscere grazie alle pagine del nostro sito www. Il patrimonio parrocchiale, sia spirituale, sia materiale, sia culturale di Rapolano Terme parte proprio da qui e noi desideriamo conoscere e far conoscere la sua storia di fede e di luogo di culto.

5. Tradizioni – espressioni di fede

La curiosità di conoscere il posto dove il Vescovo di Arezzo mi ha mandato, ha fatto si che, aiutato dai membri del Consiglio Parrocchiale, sia arrivato alla conoscenza delle tradizioni presenti sul territorio e di conseguenza di inserirmi nel largo contesto di cultura e di fede del Popolo Santo di Dio presente a Rapolano Terme e nella parrocchia di s. Maria Assunta. Ecco come una volta era la vita di fede a Rapolano.

TRADIZIONI ECCLESIALI DELLA PARROCCHIA DI S. MARIA ASSUNTA[14]

  1. Periodo di Avvento:
  • Novena dell’Immacolata nella chiesa della Misericordia.
  • 8 dicembre: Messe delle 9 con consegna alle 9 delle tessere di AC e vespertina alla Misericordia.
  • Novena di Natale in Arcipretura e costruzione del presepio nella chiesa del Corpus Domini.

 

  1. Periodo di Natale

25 dicembre:

  • Messa di mezzanotte in Arcipretura
  • Messa delle 9 ai piani e le altre Messe in Arcipretura. Nel pomeriggio Vespri solenni in Arcipretura.

26 dicembre: Messa delle 11 in Arcipretura.

  • 31 dicembre: nel tardo pomeriggio Ringraziamento in Arcipretura (dopo la riforma liturgica, prima del Te Deum, la Santa Messa). Alla mezzanotte, per salutare il nuovo anno, suonavano le campane.
  1. Periodo di Quaresima:
  • Per le ceneri Messa e imposizione delle ceneri in Arcipretura.
  • Prima domenica di quaresima e in tutte le altre domeniche quaresimali: al mattino dalla chiesa della Misericordia partenza della processione di penitenza per Monte Camerini- Visita alla chiesa dell’ex eremo e ritorno verso la Pieve per la Messa delle 11 annunciata dai rintocchi del campanone (che suonava “a predica”) per ascoltare l’omelia dal pulpito del padre predicatore.
  • Nel pomeriggio Vespri in chiesa parrocchiale (da notare che i vespri si celebravano tutte le domeniche dell’anno. La gente le chiamava: “le funzioni”).

Domenica delle Palme:

  • al mattino, messe consuete della domenica. Alle 10,45 in piazza Matteotti benedizione delle palme e processione verso l’Arcipretura (mentre le campane suonavano a distesa) per la messa con la proclamazione della Passione. La Messa era cantata e “in terzo” (con il diacono ed il suddiacono che, insieme al celebrante da pulpito proclamavano anche “il Passio”)
  • Nel pomeriggio: arrivo delle confraternite di Poggio Santa Cecilia e di Armaiolo con i rispettivi parroci e fedeli accolti al piazzone dalla confraternita rapolanese e processione verso la Pieve dove si cantavano i vespri e il predicatore teneva la predica.

Subito dopo partiva la processione con il Santissimo Sacramento, le confraternite, la banda il clero e il popolo per l’inizio delle Quarantore. La processione raggiungeva l’Arcipretura e qui si intronizzava il Santissimo.

  • Nei giorni successivi, il lunedì santo ed il martedì santo proseguivano le quarantore con la Messa e i vespri.
  • Il mercoledì santo, la sera canto del mattutino e delle lamentazioni di Geremia che terminavano con i cosiddetti “bussi”. Ciascun fedele batteva qualcosa sulle panche (i ragazzi avevano spesso le “raganelle”) e si cercava di fare più rumore possibile per ricordare la flagellazione di Gesù nel cortile di Pilato.

Triduo Pasquale

  • Il Giovedì santo si teneva in arcipretura la Messa in Cena Domini con la lavanda dei piedi ai 12 “discepoli” che venivano tirati a sorte tra i fratelli della Misericordia e ai quali, al termine della Messa veniva consegnato il pane della fraternità. Al “ Gloria!” si “legavano” le campane che avrebbero taciuto fino al “Gloria!” della Messa di Resurrezione. All’altare Maggiore era già pronta la scalinata del “sepolcro” adorna di vasi che la gente portava in gran quantità (molti addirittura coltivavano tutto l’anno le piante per “portarle al Sepolcro”) con in cima il tabernacolo per la reposizione. Dopo la piccola processione interna che portava al tabernacolo la pisside con il Sacramento iniziava il pellegrinaggio di adorazione: la gente continuava a portare fiori e molti accendevano candele e lumi- I chierichetti stavano a disposizione per prendere i lumi e accenderli in maniera adeguata tra i fiori, sorvegliando che tutto andasse per il meglio.
  • Dopo cena, dalla chiesa della Misericordia partiva la processione della compagnia, con i discepoli che, in fila indiana, passando dalla “corta” (la via “della Pieve”) raggiungeva la Pieve con tutto il popolo per la predica notturna della Passione, con la quale il predicatore ripercorreva i momenti salienti dell’agonia del Signore nell’ orto degli ulivi.
  • Per tutto il venerdì santo, poi, continuava l’adorazione al Sepolcro fino al momento della grande preghiera universale.

Processione di Gesù Morto

  • Subito dopo la celebrazione di Venerdì Santo si preparavano le statue per la grande processione del Cristo Morto alla quale, la sera dopo cena, partecipavano i fratelli della Misericordia e della Compagna della Madonna delle Nevi, la banda e tutto il popolo, per due itinerari distinti che si alternavano annualmente. La gente addobbava le strade (bellissima ad esempio la “strada nova” tutta illuminata da fiaccole preparate con mucchietti di pine profumate a cui veniva dato fuoco). All’interno della processione i ragazzi portavano i simboli della passione e un fratello della Misericordia faceva il “cinereo” trascinando il crocione. I fratelli della Misericordia (incappucciati) portavano Gesù Morto, mentre i giovani la Madonna addolorata. Le donne seguivano con le fiaccole. La processione era aperta dalla grande croce nera della Misericordia con i lampioni, così come lampioni e fiaccole circondavano il feretro di Gesù e la statua della Madonna.

La processione finiva in piazza Matteotti dove il predicatore o il sacerdote celebrante teneva l’omelia, dando poi la benedizione con la grande croce nera. Un anno- non ricordo quale- però mi sembra intorno agli anni 30, arciprete Don Jacopo Gennai, la processione fu fatta in costume, con cavalli, antichi romani ecc. Nell’archivio parrocchiale è ancora custodito il relativo manifesto che annunciava l’evento.

Sabato santo

  • Prima del Concilio e della riforma liturgica la Messa della Resurrezione, con i riti del fuoco, del cero e dell’acqua veniva celebrata in Arcipretura alle undici del mattino. La messa era cantata “in terzo” perché vi partecipavano, oltre al cappellano anche i sacerdoti di Poggio e Armaiolo che vestivano i paramenti del diacono e del suddiacono. E al “Gloria!” si “scioglievano” le campane. Va detto anche che nei giorni in cui le campane tacevano, il mezzogiorno veniva segnalato dai chierichetti e dai ragazzi che spesso in gruppo giravano per il paese con la grande raganella il cui stridente rumore dava il segnale del mezzodì.

Poi, dopo la riforma liturgica, la Veglia e la Messa di Resurrezione sono state spostate alla tarda serata del sabato e alle primissime ora della domenica di Pasqua.

Domenica di Pasqua

  • La domenica di Pasqua tutte le Messe venivano dette in parrocchia (quella delle nove, celebrata dal cappellano nella chiesa del Corpus Domini come del resto tutte le domeniche; una pratica andata in disuso dopo la partenza dell’ultimo cappellano e l’arrivo dei viceparroci). Alle 11 la Messa solenne in terzo. Nel pomeriggio i vespri solenni.

Ottavario di Pasqua

  • Il Lunedì di pasqua, al mattino, arrivava la processione dalla Serre, accolta dalla confraternita di Rapolano. Visita a tutte le chiese del paese e poi alla Pieve per la Messa e la predica.
  • Il martedì di Pasqua (festa paesana in sostituzione di quella per il santo patrono) partenza della processione di Rapolano dalla chiesa della Misericordia per le Serre attraverso la via corta. Arrivo alle Serre e stesso schema del giorno prima. Rientro a Rapolano per pranzo.

 

Dopo pranzo tutti alla Pieve per i vespri e la predica finale del padre predicatore a cui veniva consegnato un mazzo di fiori con la busta delle offerte raccolte durante la quaresima. Subito dopo partenza del corteo “trionfale” verso l’Arcipretura, con la banda, per accompagnare e salutare in chiesa parrocchiale il predicatore che lasciava Rapolano.

Rogazioni

  1. La comunità si rianimava alla fine di aprile, inizio maggio per i tre giorni delle “rogazioni”. Al mattino presto dall’Arcipretura partiva il corteo che ogni giorno percorreva alcune strade di campagna con il canto delle litanie dei santi e la benedizione dei campi e delle piantagioni. Al ritorno la Messa. Tutto finiva prima che iniziassero le lezioni nelle scuole. Il giorno dell’Ascensione il corteo delle rogazioni si snodava per le strade del paese con la benedizione e poi tutti in Arcipretura per la Messa solenne che dopo la lettura del Vangelo prevedeva lo spegnimento del cero pasquale. Nel pomeriggio, come tutte le domeniche e in tutte le solennità, recita dei vespri.

 

  1. Tempo Ordinario
  • Tre giorni prima del 17 gennaio triduo nella chiesa della misericordia in preparazione alla festa di Sant’Antonio Abate.
  • Il 17 gennaio Messa nella chiesa della Misericordia e benedizione degli animali e dei foraggi.
  • Tre giorni prima dell’11 di febbraio triduo nella chiesa del Castellare in preparazione alla festa della Madonna di Lourdes.
  • L’11 di febbraio Messa nella chiesa del Castellare per tutti i malati con il conferimento del Sacramento degli infermi

Maggio, mese dei santi e Madonna della Pieve

  • Nel Mese di maggio tutte le sere Santo Rosario in parrocchia con il canto delle litanie solenni e le domeniche programma consueto.
  • Tre giorni prima del 22 maggio, nella chiesa del Castellare, inizio del triduo in preparazione alla festa di Santa Rita da Cascia. Ed il 22 maggio, giorno della festa, Messa nella chiesa del Castellare, con la supplica A Santa Rita e benedizione delle rose.

Giugno

  • Il mese di giugno, dedicato al Sacro Cuore, prevedeva tutte le sere sacre funzioni con il canto solenne delle litanie del Sacro Cuore.
  • Tre giorni prima del 13 giugno, festa di Sant’Antonio da Padova, triduo di preparazione nella chiesa del Castellare
  • Il 13 giugno, festa di Sant’Antonio, Messa nella chiesa del Castellare con la benedizione dei bambini e la distribuzione del panino benedetto di Sant’Antonio.

Corpus Domini

In questo mese, vi è anche la festa del Corpus Domini. E allora nove giorni prima iniziava nella chiesa del Corpus Domini la novena di preparazione. Dopo cena si cantava “Compieta” con la benedizione Eucaristica.

Il giorno del Corpus Domini tutte le Messe venivano celebrate nella chiesa omonima. Alle 11 la Messa solenne in terzo. Nel pomeriggio, dopo il canto dei vespri, processione con il Santissimo Sacramento per le vie del paese preceduta dalla banda con la partecipazione dei fratelli della compagnia della Madonna della Neve (Misericordia) e dei bambini della prima comunione e dell’asilo delle suore con i loro grembiulini e i cestini per “seminare il maggio”. La gente addobbava balconi e finestre e in molti casi si confezionavano splendide  infiorate.

Festa della Patrona della Parrocchia S. Maria Assunta

Arrivava poi la novena dell’Assunta, patrona della parrocchia e del paese. Tutte le sere rosario e vespri solenni. Nel giorno dell’Assunta, messe in parrocchia e alle 11 Messa cantata in terzo. Nel pomeriggio vespri solenni.

  • A fine agosto, alla Pieve, veniva celebrata la festa di S. Agostino e Santa Monica e la prima domenica di settembre la Festa della Madonna della consolazione. La seconda o la terza domenica di settembre veniva anche celebrata la festa della Madonna Addolorata. Messe in parrocchia e nel pomeriggio, dopo i vespri solenni, processione con la statua dell’Addolorata per le vie del paese.

Ottobre, mese del Rosario, tutte le sere santo Rosario in Arcipretura

– non più oggi ma sarebbe bellissimo ritrovare questa tradizione.

Novembre

  • Tre giorni prima del 1° novembre, in chiesa parrocchiale, triduo in preparazione alla festa di Tutti i Santi e il 1° novembre messe in parrocchia con la messa cantata alle 11. Nel pomeriggio, al cimitero, benedizione delle tombe.
  • Il 2 di novembre, commemorazione dei defunti, Messe in parrocchia e nel pomeriggio inizio dell’ottavario al cimitero.

Ottavario dei Santi

  • Nei giorni seguenti, per tutto l’ottavario, Messa al cimitero. Dopo il 4 novembre 1918, il 4 novembre di ogni anno, in concomitanza con le onoranze civili e militari, Messa al cimitero in suffragio dei caduti nelle guerre (celebrazione che è stata poi spostata alla domenica successiva il 1° novembre).

 

Questo, grosso modo, il calendario degli appuntamenti parrocchiali, tenendo sempre presente che ogni domenica, nel pomeriggio si svolgevano le sacre “Funzioni” con il canto dei Vespri o di Compieta.

Quando a Modanella si celebrava il “perdono” si svolgeva un pellegrinaggio parrocchiale verso la chiesa del Castello.

Il pellegrinaggio alla Madonna in Ferrata è relativamente recente. Una volta la chiesetta era pertinenza della parrocchia di Poggio Santa Cecilia e solo dopo l’intervento del comitato costituitosi per il suo restauro sono cominciati i pellegrinaggi annuali, istituzionalizzati dopo il passaggio della chiesa (una volta di proprietà privata) alla parrocchia di Rapolano.

Per quanto riguarda prime comunioni e cresime, le date erano variabili a seconda delle circostanze e della disponibilità dei vescovi.

Una bella trazione ormai perduta era, nel mese di maggio, il “Rosario in trasferta” davanti a qualche “Madonnino” o nella piazzetta di via dei Goti (davanti al Madonnino di Casa Trapassi).

Conclusioni

Spero che il materiale presentato in questo piccolo saggio sulla storia del paese dove sono parroco, abbia aiutato a far nascere in te lettore un sentimento d’amore non soltanto per Rapolano ma anche per il paese da dove eventualmente provieni. Non è tutto del paese. Un altro impegno sarebbe scrivere sulla vita associativa di Rapolano e raccontare la storia della Misericordia del nostro paese nel contesto di fede (per questo rimando al sito internet della nostra Misericordia, oggi fiore all’occhiello del volontariato toscano) e non sarebbe ancora tutto, perché Rapolano, ha una grande storia e ricchezza sociale e io desidero valorizzarla e viverla. La Parrocchia non è formata solo dal suo territorio o dalla comunità dei battezzati ma da tutti quanti vi si trovano e hanno bisogno di attenzione.

Ultima cosa che vorrei comunicare e che mi aiuta nei momenti difficili e di crisi che anch’io vivo come ogni ’uomo vive, sono le sensazioni che mi danno i tramonti visti dall’Arcipretura (che troverai alla fine della Home page) un vero miracolo di Dio scritto nella natura e nel panorama di questo paese.

Allora, se non sei rapolanese, vieni a visitare Rapolano, goditi la bontà delle acque termali, fatti le stanze rivestite di travertino, e scopri le 7 chiese della Parrocchia per essere alla fine della giornata stupito e meravigliato dalla dolcezza del tramonto, che ti mette nelle vene l’ottimismo e la voglia di cercare di vivere di nuovo la tua vita.

A quella che è diventata la mia città auguro, da un lato, di essere organizzata su basi turistiche più funzionali che favoriscano lo sviluppo di strutture ricettive e ricreative pronte ad accogliere, in modo adeguato, un numero sempre crescente di ospiti bisognosi di tuffarsi nelle sue acque sulfuree, e, dall’altro, di contribuire sempre meglio a rifornire l’Italia, l’Europa e continenti ancora più lontani del travertino estratto e lavorato dai suoi coscienziosi operai, dalle braccia robuste e dallo spirito limpido scaturito da quelle tradizioni di fede, di ospitalità e di altruismo che si trovano scolpite perfino sui muri delle case, camminando per le strette vie del centro storico. Le vie finiscono alla fine per portare tutti, paesani e visitatori, alla Porta dei Tintori da dove si apre lo scenario della “terra di Siena” e la spettacolare vista della maestosità della Pieve, icona religiosa e storica di Rapolano e simbolo della cristianità del suo popolo.

Cosi in queste poche pagine ho voluto tracciare il racconto sulla mia esperienza di neo-rapolanese alla ricerca della storia civile e religiosa del Paese in cui Dio mi ha chiamato a vivere e a servirlo nei fratelli. Una esperienza che, come parroco, desideravo far conoscere e condividere.  Spero anche di aver motivato il mio lettore a vedere sempre la parte positiva di ogni posto e a cercare di valorizzare i luoghi in cui viviamo e le persone che ci stanno accanto. Alla fine non posso non riandare col pensiero a quell’incontro di tanti anni fa a Terranova Bracciolini e alla richiesta, allora non accolta, dell’indimenticabile Don “Beppone”. Niente succede per caso.


[1] Decreto vescovile del 7.08.2017 firmato dal Arcivescovo Riccardo Fontana, Vescovo di Arezzo – Cortona – Sansepolcro

[2] Voce contraria alla fusione: http://www.agenziaimpress.it/in-evidenza/ce-dice-no-fusione-rapolano-asciano-oltre-1500-firme-contrarie-consegnate-regione/ e anche dall’altra parte la voce positiva per la fusione: https://www.antennaradioesse.it/ipotesi-fusione-asciano-rapolano-intervento-del-sindaco-bonari/

[3] I. ZIPPO, Rapolano Terme, in NOVISSIMAE EDITIONES, Collana diretta da Giacinto Libertini, 2, RACCOLTA RASSEGNA STORICA DEI COMUNI VOL. 1 – ANNO 1969, dicembre 2010, ISTITUTO DI STUDI ATELLANI, p. 217-219.

[4] Ibidem, p. 217

[5] PLINIO, Storia Naturale – Vol. IV, Medicina e farmacologia, Libri 28-32

[6] I. ZIPPO, p. 217

[7] Ibidem. D. MAZZINI invece sostiene: “Il primo documento scritto risale al 1029, dove è citata la pieve di S. Vittore di Rapolano, una delle più antiche della zona. Alla fine del XII secolo la città di Siena, sempre più potente, pretendeva dai feudatari del luogo, i Cacciaconti, giuramento di fedeltà, e con atto del 18 febbraio 1197 aveva chiesto loro di impegnarsi a difendere i cittadini senesi ed i castelli a lei sottoposti”.

[8] I. ZIPPO, p. 217.

[9] Dott. Mazzini gentilmente ha condiviso con me la ricerca e tutto il testo.

[10] Ibidem.

[11] http://159.213.57.103/geoweb/CONTINUUM/BD_PIOR/Relazione_BD_Pietre_Ornamentali.pdf

[12] http://www.siena-agriturismo.it/rapolanoterme.htm

[13] http://web.rete.toscana.it/Fede/ricerca.jsp?lingua=italiano: Visita i Luoghi della fede della Toscana

[14] A cura del Consiglio Parrocchiale Pastorale della Parrocchia di s. Maria Assunta in Rapolano Terme. Vorrei sottolineare che la descrizione delle Tradizioni è un nostalgico ricordo di come era la vita parrocchiale prima del CV II. Alcune elencate di sopra non esistono più, alcune sono presenti in qualche modo ed altre ancora custodite e realizzate.