Con delicatezza ma soprattutto con serietà per la vita eterna riflettiamo sulla domanda iniziale. Parlare delle cose che riguardano la morale cristiana nel tempo del onnipresente liberalismo è una grande fatica per due motivi: il primo è pesante accusa di giudicare e li secondo è il diritto di essere liberi di scegliere (soprattutto liberi da Dio). Toccare la morale possa turbare la nostra società come il Re Erode è stato interpellato da parte di s. Giovanni Battista. Da un canto però ogni domanda ha bisogno di una risposta e questa è la parte della responsabilità di una vita umana davanti al Salvatore. Dall’altro canto non possiamo dimenticarsi che mettendo in evidenza i problemi morali, tocchiamo affrontiamo il problema di salvezza e della vita eterna e questo vuol dire toccare il tema estremamente importante ed esistenziale.

Per dare una risposta bisogna in primo distinguere tra pigrizia con la quale si prova giustificare la paura, e la paura derivante dall’appartenenza, ad esempio, alle cosiddette gruppi a rischio, come gli anziani o le persone che assumono vari farmaci immunosoppressori.

  • Pigrizia come prova della giustificazione: è un atteggiamento di chi trascura l’arricchimento delle proprie conoscenze e il rinnovamento delle proprie idee e della propria mentalità oppure indifferenza o negligenza. San Tommaso parla della pigrizia come della pena per il bene spirituale. Per questo, evitiamo il bene spirituale (s. messa, preghiera, opere di carità) come qualcosa di troppo molesto, noioso, insignificante, vago.
  • Gruppi di rischio: potrebbe essere una vera e propria ragione.
  • Malattia e non esattamente Covid.

Dall’altra parte non possiamo non mettere in evidenza l’attuale numero di contagi nel Paese, in particolare del verificarsi delle cosiddette onde in cui il rischio di infezione aumenta effettivamente. Una persona che, per un fondato timore di contrarre il Covid, non partecipa alla messa domenicale, non commette un peccato grave? Però ci sono alcune scelte e comportamenti che purtroppo fanno differenza:

  • Il “metro” del giudizio: la spesa si, la scuola si, il mercato si, la festa tra gli amici -come no, le vacanze in montagna certamente cosa buona e si va, al bar tutti i giorni si — in Chiesa no — c’è Covid! O vado dappertutto o da nessuna parte così il metro del giudizio è giusto!
  • Segno di fede: un momento estremamente valido. Vediamo tante persone che frequentano la Chiesa perché hanno sempre santificato il giorno di Dio indipendente dalle situazioni o epidemie.
  • Indifferenza religiosa: il Signore non ha nessun posto nel cuore e allora anche la messa e il culto non ha senso.

Tutto possiamo spiegare con il Covid. Ma è veramente Covid? Questa parte della risposta è dedicata alla propria coscienza.

Ripassiamo un po’ la dottrina della Chiesa sul tema che stiamo affrontando.

Nel giorno del battesimo i nostri genitori e chi ha battezzato i propri figli davanti alla comunità della Chiesa e all’altare di Dio ha risposto alla domanda: Cari genitori, chiedendo il Battesimo per il vostro figlio, voi vi impegnate a educarlo nella fede, perché, nell’osservanza dei comandamenti, impari ad amare Dio e il prossimo, come Cristo ci ha insegnato. Siete consapevoli di questa responsabilità? Genitori: Sì. Questo è il momento storico della parola data a Dio in presenza dei famigliari e tutti i presenti alla celebrazione.

Questa parola diventa obbligo assunto dai genitori di insegnare i figli di santificare il giorno del Signore. La ragione per questo obbligo la troviamo nel primo e nel terzo comandamento del Decalogo, dove si legge “Non avrai altro Dio al in fuori di Me” e “Ricordati di santificare il giorno del Signore” e nel primo comandamento della Chiesa “La domenica e nei giorni festivi è obbligato a partecipare alla Santa Messa e ad astenersi dal lavoro non necessario”.

Oggi con la società liberale le statistiche ci dicono che attualmente solo in media meno del 10% delle persone vanno regolarmente a Messa. Non sta a noi a discernere per quale motivo è così. Possiamo immaginare che le persone presenti alle celebrazioni sono per sentirsi arricchiti da quella funzione domenicale, ma soprattutto per fare la comunione e per celebrare davvero la festa del Signore. Lasciano tutto perché hanno sperimentato e desiderano far esperienza dell’amore di Dio.

Ascoltiamo questa testimonianza: “nella chiesa che frequento io la domenica, il prete ci ripete spesso che se siamo lì per ubbidire a un precetto, dovremmo uscire. La celebrazione dell’Eucarestia, sotto la guida di un presbitero e insieme a una comunità ha senso solo se è un (libero) atto d’amore. E spiega: Dio si rallegra di vedere il suo popolo riunito, Dio ha bisogno che noi lo adoriamo e preghiamo insieme. Lui desidera vedere il nostro volto come noi cerchiamo il Suo. Lì facciamo dunque un’esperienza del dare e ricevere amore. E l’amore è gratuito, non  risponde a un obbligo”[1].

Il Codice di Diritto Canonico recita nel canone 1247: «Le domeniche e gli altri giorni festivi i fedeli sono obbligati a partecipare alla Santa Messa e ad astenersi dal compiere quelle opere e attività che rendano difficile il culto di Dio, per vivere la gioia propria al giorno del Signore e per godere del riposo spirituale e fisico».

Partecipazione alla Santa Messa la domenica nei giorni festivi può essere un dovere del cattolico ma soprattutto deve essere un libero atto d’amore verso Dio. Abbiamo diverse messe durante sabato e domenica. La Messa domenicale può essere sostituita solo con l’Eucaristia serale del sabato: «L’ordine di partecipare alla Santa Messa è adempiuto da coloro che vi partecipano ovunque essa sia celebrata con rito cattolico, sia il giorno stesso della festa sia la sera del giorno precedente». Si presume che la liturgia domenicale celebrata il sabato non debba iniziare prima delle ore 16.00.

Vale la pena sottolineare che, secondo l’insegnamento secolare della Chiesa, la non partecipazione volontaria, senza motivo, alla Messa domenicale è un peccato grave. Insegnare a fare così e un peccato che sta davanti al Cospetto di Dio e grida la giustizia. Nell’articolo 2181 del Catechismo della Chiesa Cattolica, leggiamo: «i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni prescritti, a meno che non siano giustificati da un motivo importante (es. malattia, cura del bambino) o abbiano ricevuto dispensa dal il proprio pastore. Coloro che trascurano volontariamente questo dovere commettono un grave peccato». Per poter ricevere la Comunione alla Messa successiva, i fedeli devono riconciliarsi con Cristo nel sacramento della penitenza, cioè confessarsi.

Le chiese vuote anche la domenica non sono una tragedia per la Chiesa stessa, sono solo da una parte la testimonianza della indifferenza religiosa che è più convincente e vitale e dall’altra parte sono una scelta e la preferenza eterna dei tanti! Vivere la fede non è un semplice rito, non si è buoni cristiani solo perché si soddisfa il precetto della messa domenicale ma quando per amore di Dio la domenica sono a Messa e nella vita di tutti i giorni mi impegno a vivere secondo il Vangelo guidato dallo Spirito Santo! Così ripetere nelle omelie a Santa Marta, Papa Francesco.

[1] https://www.darsipace.it/2015/04/13/messa-domenicale-obbligo-o-scelta/

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