“Va e ripara la mia casa!”. Mi rivolgo a Voi, carissimi Rapolanesi, introducendomi con le parole che il Crocifisso di San Damiano rivolse a San Francesco, preoccupato per lo stato attuale e futuro di una delle nostre chiese: la chiesa del Corpus Domini.

Prima di tutto vorrei aprire questa piccola “conversazione” dando uno sguardo alla storia di questa chiesa, più antica addirittura della nostra attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta la cui edificazione si deve ai Monaci Olivetani nel 1600, riflettendo anche sull’impronta che questo sacro edificio ha impresso sulle vite di tanti voi.

Storia della Chiesa di Corpus Domini potete leggere qui

Tempi nostri – anni 90

E si arriva così quasi ai giorni nostri, quando la chiesa del Corpus Domini diviene “cappellania”, officiata e custodita cioè dal cappellano con funzione di viceparroco, con l’abitazione accanto alla chiesa in via Largo Fratelli Cervi. Stabile, questo, ceduto da qualche anno dalla parrocchia ad un privato. Sono certamente nel ricordo di molti di voi la Messa delle nove, forse la più frequentata, quando quasi tutte le famiglie abitavano le case del centro storico del paese, o la festa del Corpus Domini con la processione che partiva proprio dalla “chiesa di piazza” con la banda e i bambini dell’asilo a “seminare il maggio”. L’ultimo viceparroco a ricoprire anche il ruolo di cappellano titolare della chiesa è stato – lo ricorderete certamente – Don Giuseppe Mugnaioli. In seguito, infatti, con Don Pasquale Cacioli, la responsabilità della chiesa è tornata all’arciprete e i cappellani sono tornati ad abitare nel complesso parrocchiale. Molti di voi hanno poi di questo storico tempio un ricordo indelebile: chi vi si è sposato, chi ha ricevuto qui la prima Comunione. Una chiesa che ha visto passare anche la storia recente della nostra parrocchia. Ha infatti sostituito la chiesa parrocchiale nei periodi dei due restauri della chiesa di Santa Maria Assunta: il primo in occasione del venticinquesimo di sacerdozio dell’arciprete Don Pasquale Cacioli; il secondo, più radicale, negli anni novanta, promosso da don Franco Moretti e poi realizzato da Don Giuseppe Bruni. La chiesa del Corpus Domini ha poi ospitato, fino alla forzata chiusura, il Presepe Monumentale che è stato ed è uno dei “fiori all’occhiello” della nostra comunità. Non si hanno molte notizie su interventi radicali effettuati nella chiesa del Corpus Domini. All’inizio degli anni 90 del secolo scorso don Alessio, con l’aiuto di molti di voi rapolanesi, ha fatto scoperchiare il tetto e per proteggere il legname dall’acqua, ha fatto collocare una guaina, che fino ad oggi protegge il tetto della Chiesa. Questo suo profetico intervento ha tenuto fin d’ora il tetto e la chiesa in buone condizioni. Purtroppo, le capriate, le travi ed i travicelli sono stati danneggiati dai tarli e ora alcune sezioni del tetto sono diventate pericolose e possono creare danni soprattutto all’intero edificio e anche alle case del vicinato.

Ed è partendo da questa allarmante costatazione che ho deciso di rivolgermi pubblicamente a tutti i rapolanesi perché, al di là della sua connotazione di luogo sacro al culto, la chiesa del Corpus Domini è, come la Pieve di San Vittore, la chiesa di San Bartolomeo al Castellare e la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, patrimonio storico e artistico di tutto il nostro paese, uno scrigno che raccoglie tra l’altro alcuni dei più preziosi tesori d’arte conservati nei secoli dalla nostra comunità.

Alcune speranze

Dopo alcuni “pesanti” lavori effettuati in questi 4 anni e 9 mesi della mia presenza a Rapolano, insieme a tutti che mi avete aiutato a migliorare le nostre strutture (come la messa in sicurezza del tetto di San Francesco, insieme ad una sua decorosa sistemazione interna e il radicale restauro del campanile della Pieve ed ambienti parrocchiali compreso l’Oratorio), sono venuto nella determinazione di vedere se era possibile di intervenire per riaprire al culto la chiesa di Coprus Domini. Ho quindi fatto insieme all’Architetto Tarcisio Bratto, Ing., Giovanni Corti e la ditta Giorni un accurato sopraluogo nella Chiesa. Sono state tolte le parti del sopra tetto che potevano danneggiare il controsoffitto e messe in sicurezza alcune travi che ci hanno dato almeno in questo momento una certa garanzia. In occasione del sopraluogo Ing. Corti ha preparato una relazione nella quale indica anche il rifacimento del tetto. Relazione che potete consultare qui.

Vorrei chiedere allora il vostro parere: come rapolanesi siamo ancora capaci, oggi, di fare uno sforzo, come certamente lo fecero i nostri antenati che ci hanno lasciato tante testimonianze della loro fede e della loro sensibilità artistica, sacrificando qualcosa e ripristinare lo splendore della Fraternita, oppure mi consigliate di cercare altre soluzioni per garantire la sicurezza dell’edificio, delle abitazioni vicine e in ultima analisi di una buona parte del centro storico? Soluzioni che, ovviamente, potrebbero anche comportare destinazioni diverse da quella di edificio di culto. 

Dico questo perché attualmente anche la mia buona volontà si trova in un vicolo cieco (le casse della parrocchia non sopportano certamente le spese del restauro e quelle della diocesi sono prosciugate da tanti altri urgenti interventi nel suo vasto territorio) come è accaduto recentemente con il nostro Campanile) e non intravede una luce all’orizzonte e vi devo dire che grazie alla preghiera, che è nutrimento per la speranza, ho deciso di rivolgermi a Voi per sapere che cosa ne pensiate? Vox populi, vox Dei – dicevano in latino i nostri antenati.

Possibile destinazione della Chiesa

E’ alla luce di questa speranza sono rientrato in questi giorni nella nostra chiesa del Corpus Domini, chiusa da anni al culto e sulla quale da ormai 25 anni non è stata fatta nessuna manutenzione. Anche la facciata non solo non indica più un luogo sacro a Dio ma suscita sentimenti di pena e provoca tante riflessioni e domande.

La perla del centro storico, come ho già detto molto anteriore alla chiesa dei Monaci, costruita grazie ai sentimenti di fede e a sane ambizioni cristiane del nostro popolo, dedicata in onore del Corpo di Cristo, ricordava ai costruttori e ha ricordato a tante generazioni di rapolanesi l’importanza dell’Eucarestia e della presenza reale di Gesù nel mezzo del paese. È stata  per secoli il luogo dell’incontro con Gesù che fortificava le vite di chiunque vi entrava per cercare la pace del anima e il coraggio per camminare sempre in avanti contro ogni difficoltà con la forza e la protezione di Gesù Eucarestia.

Allora mi sono chiesto:

questa chiesa, con il nostro sforzo, con il concorso di tutti, può essere rianimata grazie all’impegno del popolo di Rapolano e diventare, ad esempio, la chiesa dei bambini che si preparano per la prima comunione e dei ragazzi che desiderano ricevere il sacramento della Cresima? Può essere un luogo di riflessione e di meditazione, davanti al Santissimo Sacramento, per le coppie che si preparano al matrimonio? Non vi pare che sarebbe una bellissima destinazione per questo luogo sacro simbolo della rinascita della comunità cristiana di Rapolano. Qualcuno ha detto che dopo l’esperienza della pandemia da Covid 19 niente sarà più come prima. Facciamo allora che, davvero, anche per la vita di fede di noi rapolanesi niente sia più come prima e che la riapertura al culto della chiesa dedicata all’adorazione di Gesù Risorto, presente realmente  in mezzo a noi con la sua umanità e con la sua divinità, sia simbolo e testimonianza che anche a Rapolano, dopo le paure e le incertezze dei giorni che stiamo passando, si è riaccesa la luce. Altrimenti ci riassaliranno le “cose di prima” e la luce della fede, nel nostro paese, tornerà “sotto il moggio”.

Possibili soluzioni

Concludendo queste mie riflessioni vengo – come si dice – al “nocciolo della questione”: per ripristinare lo splendore del Chiesa di Corpus Domini, dopo una sommaria stima dall’Architetto e l’Ingeniere circa il rifacimento del tetto e delle facciate, abbiamo bisogno di raccogliere una cifra che va da 100.000.00 a 120.000.00 euro. Una cifra enorme per le possibilità della nostra Parrocchia. Ma proprio stando da solo all’interno della chiesa mi è venuta un’idea, che spero mi sia stata suggerita da Qualcuno che forse ha ancora fiducia nei rapolanesi. Questa è un’idea che però deve essere maggiormente articolata. Ovviamente nessun obbligo.

Desidero sottolineare che non chiedo i soldi ma ho cercato solo di domandare a tutti se sia possibile riaprire al culto la Chiesa di Corpus Domini o se si debba pensare per questo storico immobile ad un’altra destinazione.

Nel caso del positivo riscontro, vorrei che fosse costituito un comitato di volenterosi parrocchiani che si impegnino di raccogliere la sottoscrizione di quelle famiglie che decidessero di aderire allo “sforzo” dando massima trasparenza e sicurezza che le offerte verranno destinate esclusivamente all’opere nella Chiesa del Corpus Domini. Sono ovviamente consapevole del momento tragico che viviamo e che le difficoltà, anche economiche, sono tante, ma sono sicuro che mediterete su quello che ho scritto e che, come vostro parroco, metto nelle mani di Dio e nelle mani di Maria, Madre della Consolazione, certo che se non è il Signore “ad edificare la casa, invano lavorano quelli che la costruiscono”.

Carissimi, come ho già detto, sono disponibile ad ascoltare e a confrontarmi con quanti volessero chiarimenti o avessero suggerimenti da darmi per non mettere nel cassetto il sogno di ripristinare e riaprire al culto la chiesa del Corpus Domini e scrivere così un altro capitolo della storia cristiana di Rapolano.

Ora nel più assoluto anonimato potete esprimere la Vostra opinione. Allora che ne pensate?

Il Signore vi benedica, vi custodisca e mantenga i vostri giorni nella sua pace.

Consiglio Pastorale Parrocchiale ed Economico della Parrocchia insieme a Don Mario

“Va e ripara la mia casa!”. Mi rivolgo a Voi, carissimi Rapolanesi, introducendomi con le parole che il Crocifisso di San Damiano rivolse a San Francesco, preoccupato per lo stato attuale e futuro di una delle nostre chiese: la chiesa del Corpus Domini.

Prima di tutto vorrei aprire questa piccola “conversazione” dando uno sguardo alla storia di questa chiesa, più antica addirittura della nostra attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta la cui edificazione si deve ai Monaci Olivetani nel 1600, riflettendo anche sull’impronta che questo sacro edificio ha impresso sulle vite di tanti voi.

Storia della Chiesa di Corpus Domini potete leggere qui

Tempi nostri – anni 90

E si arriva così quasi ai giorni nostri, quando la chiesa del Corpus Domini diviene “cappellania”, officiata e custodita cioè dal cappellano con funzione di viceparroco, con l’abitazione accanto alla chiesa in via Largo Fratelli Cervi. Stabile, questo, ceduto da qualche anno dalla parrocchia ad un privato. Sono certamente nel ricordo di molti di voi la Messa delle nove, forse la più frequentata, quando quasi tutte le famiglie abitavano le case del centro storico del paese, o la festa del Corpus Domini con la processione che partiva proprio dalla “chiesa di piazza” con la banda e i bambini dell’asilo a “seminare il maggio”. L’ultimo viceparroco a ricoprire anche il ruolo di cappellano titolare della chiesa è stato – lo ricorderete certamente – Don Giuseppe Mugnaioli. In seguito, infatti, con Don Pasquale Cacioli, la responsabilità della chiesa è tornata all’arciprete e i cappellani sono tornati ad abitare nel complesso parrocchiale. Molti di voi hanno poi di questo storico tempio un ricordo indelebile: chi vi si è sposato, chi ha ricevuto qui la prima Comunione. Una chiesa che ha visto passare anche la storia recente della nostra parrocchia. Ha infatti sostituito la chiesa parrocchiale nei periodi dei due restauri della chiesa di Santa Maria Assunta: il primo in occasione del venticinquesimo di sacerdozio dell’arciprete Don Pasquale Cacioli; il secondo, più radicale, negli anni novanta, promosso da don Franco Moretti e poi realizzato da Don Giuseppe Bruni. La chiesa del Corpus Domini ha poi ospitato, fino alla forzata chiusura, il Presepe Monumentale che è stato ed è uno dei “fiori all’occhiello” della nostra comunità. Non si hanno molte notizie su interventi radicali effettuati nella chiesa del Corpus Domini. All’inizio degli anni 90 del secolo scorso don Alessio, con l’aiuto di molti di voi rapolanesi, ha fatto scoperchiare il tetto e per proteggere il legname dall’acqua, ha fatto collocare una guaina, che fino ad oggi protegge il tetto della Chiesa. Questo suo profetico intervento ha tenuto fin d’ora il tetto e la chiesa in buone condizioni. Purtroppo, le capriate, le travi ed i travicelli sono stati danneggiati dai tarli e ora alcune sezioni del tetto sono diventate pericolose e possono creare danni soprattutto all’intero edificio e anche alle case del vicinato.

Ed è partendo da questa allarmante costatazione che ho deciso di rivolgermi pubblicamente a tutti i rapolanesi perché, al di là della sua connotazione di luogo sacro al culto, la chiesa del Corpus Domini è, come la Pieve di San Vittore, la chiesa di San Bartolomeo al Castellare e la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, patrimonio storico e artistico di tutto il nostro paese, uno scrigno che raccoglie tra l’altro alcuni dei più preziosi tesori d’arte conservati nei secoli dalla nostra comunità.

Alcune speranze

Dopo alcuni “pesanti” lavori effettuati in questi 4 anni e 9 mesi della mia presenza a Rapolano, insieme a tutti che mi avete aiutato a migliorare le nostre strutture (come la messa in sicurezza del tetto di San Francesco, insieme ad una sua decorosa sistemazione interna e il radicale restauro del campanile della Pieve ed ambienti parrocchiali compreso l’Oratorio), sono venuto nella determinazione di vedere se era possibile di intervenire per riaprire al culto la chiesa di Coprus Domini. Ho quindi fatto insieme all’Architetto Tarcisio Bratto, Ing., Giovanni Corti e la ditta Giorni un accurato sopraluogo nella Chiesa. Sono state tolte le parti del sopra tetto che potevano danneggiare il controsoffitto e messe in sicurezza alcune travi che ci hanno dato almeno in questo momento una certa garanzia. In occasione del sopraluogo Ing. Corti ha preparato una relazione nella quale indica anche il rifacimento del tetto. Relazione che potete consultare qui.

Vorrei chiedere allora il vostro parere: come rapolanesi siamo ancora capaci, oggi, di fare uno sforzo, come certamente lo fecero i nostri antenati che ci hanno lasciato tante testimonianze della loro fede e della loro sensibilità artistica, sacrificando qualcosa e ripristinare lo splendore della Fraternita, oppure mi consigliate di cercare altre soluzioni per garantire la sicurezza dell’edificio, delle abitazioni vicine e in ultima analisi di una buona parte del centro storico? Soluzioni che, ovviamente, potrebbero anche comportare destinazioni diverse da quella di edificio di culto. 

Dico questo perché attualmente anche la mia buona volontà si trova in un vicolo cieco (le casse della parrocchia non sopportano certamente le spese del restauro e quelle della diocesi sono prosciugate da tanti altri urgenti interventi nel suo vasto territorio) come è accaduto recentemente con il nostro Campanile) e non intravede una luce all’orizzonte e vi devo dire che grazie alla preghiera, che è nutrimento per la speranza, ho deciso di rivolgermi a Voi per sapere che cosa ne pensiate? Vox populi, vox Dei – dicevano in latino i nostri antenati.

Possibile destinazione della Chiesa

E’ alla luce di questa speranza sono rientrato in questi giorni nella nostra chiesa del Corpus Domini, chiusa da anni al culto e sulla quale da ormai 25 anni non è stata fatta nessuna manutenzione. Anche la facciata non solo non indica più un luogo sacro a Dio ma suscita sentimenti di pena e provoca tante riflessioni e domande.

La perla del centro storico, come ho già detto molto anteriore alla chiesa dei Monaci, costruita grazie ai sentimenti di fede e a sane ambizioni cristiane del nostro popolo, dedicata in onore del Corpo di Cristo, ricordava ai costruttori e ha ricordato a tante generazioni di rapolanesi l’importanza dell’Eucarestia e della presenza reale di Gesù nel mezzo del paese. È stata  per secoli il luogo dell’incontro con Gesù che fortificava le vite di chiunque vi entrava per cercare la pace del anima e il coraggio per camminare sempre in avanti contro ogni difficoltà con la forza e la protezione di Gesù Eucarestia.

Allora mi sono chiesto:

questa chiesa, con il nostro sforzo, con il concorso di tutti, può essere rianimata grazie all’impegno del popolo di Rapolano e diventare, ad esempio, la chiesa dei bambini che si preparano per la prima comunione e dei ragazzi che desiderano ricevere il sacramento della Cresima? Può essere un luogo di riflessione e di meditazione, davanti al Santissimo Sacramento, per le coppie che si preparano al matrimonio? Non vi pare che sarebbe una bellissima destinazione per questo luogo sacro simbolo della rinascita della comunità cristiana di Rapolano. Qualcuno ha detto che dopo l’esperienza della pandemia da Covid 19 niente sarà più come prima. Facciamo allora che, davvero, anche per la vita di fede di noi rapolanesi niente sia più come prima e che la riapertura al culto della chiesa dedicata all’adorazione di Gesù Risorto, presente realmente  in mezzo a noi con la sua umanità e con la sua divinità, sia simbolo e testimonianza che anche a Rapolano, dopo le paure e le incertezze dei giorni che stiamo passando, si è riaccesa la luce. Altrimenti ci riassaliranno le “cose di prima” e la luce della fede, nel nostro paese, tornerà “sotto il moggio”.

Possibili soluzioni

Concludendo queste mie riflessioni vengo – come si dice – al “nocciolo della questione”: per ripristinare lo splendore del Chiesa di Corpus Domini, dopo una sommaria stima dall’Architetto e l’Ingeniere circa il rifacimento del tetto e delle facciate, abbiamo bisogno di raccogliere una cifra che va da 100.000.00 a 120.000.00 euro. Una cifra enorme per le possibilità della nostra Parrocchia. Ma proprio stando da solo all’interno della chiesa mi è venuta un’idea, che spero mi sia stata suggerita da Qualcuno che forse ha ancora fiducia nei rapolanesi. Questa è un’idea che però deve essere maggiormente articolata. Ovviamente nessun obbligo.

Desidero sottolineare che non chiedo i soldi ma ho cercato solo di domandare a tutti se sia possibile riaprire al culto la Chiesa di Corpus Domini o se si debba pensare per questo storico immobile ad un’altra destinazione.

Nel caso del positivo riscontro, vorrei che fosse costituito un comitato di volenterosi parrocchiani che si impegnino di raccogliere la sottoscrizione di quelle famiglie che decidessero di aderire allo “sforzo” dando massima trasparenza e sicurezza che le offerte verranno destinate esclusivamente all’opere nella Chiesa del Corpus Domini. Sono ovviamente consapevole del momento tragico che viviamo e che le difficoltà, anche economiche, sono tante, ma sono sicuro che mediterete su quello che ho scritto e che, come vostro parroco, metto nelle mani di Dio e nelle mani di Maria, Madre della Consolazione, certo che se non è il Signore “ad edificare la casa, invano lavorano quelli che la costruiscono”.

Carissimi, come ho già detto, sono disponibile ad ascoltare e a confrontarmi con quanti volessero chiarimenti o avessero suggerimenti da darmi per non mettere nel cassetto il sogno di ripristinare e riaprire al culto la chiesa del Corpus Domini e scrivere così un altro capitolo della storia cristiana di Rapolano.

Ora nel più assoluto anonimato potete esprimere la Vostra opinione. Allora che ne pensate?

Il Signore vi benedica, vi custodisca e mantenga i vostri giorni nella sua pace.

Consiglio Pastorale Parrocchiale ed Economico della Parrocchia insieme a Don Mario