Questo piccolo spunto di riflessione desidera essere l’invito alle meditazioni di quest’anno. Secondo la volontà del Sommo Pontefice Francesco, a partire dall’8 di dicembre, tutto l’anno è dedicato alla persona e all’esempio di s. Giuseppe, sposo di Maria. Inoltre, Papa Francesco ci ha offerto una ricchezza d’indulgenze e ci invita alle numerose riflessioni comunitarie e personali.

Nella nostra comunità desideriamo iniziare quest’anno dalla riflessione sulla preghiera di Maria e sul coraggio di Giuseppe. Ho scelto questo tema perché non è facile mostrare la personalità di Giuseppe e le sue scelte senza passare attraverso il riferimento a Maria ed il piano di salvezza.

Per dare un’idea della preghiera di Maria chiniamoci sul vecchio racconto che parla di una donna con un grande desiderio di santità. Questa una volta si reca da un confessore il quale le raccomanda di fare una meditazione quotidiana.

Quella chiese:

  • Padre, come si fa a meditare bene?

Il sacerdote spiegò:

  • Basta fare come faceva la Madonna, che meditava profondamente i fatti della vita di Gesù. Per esempio, ecco vicino il Natale. Si metta davanti al presepio e guardi a lungo la paglia, la mangiatoia, gli animali, i pastori, ecc.

Dopo 15 giorni, rivedendo la sua penitente, il confessore chiese:

  • E allora, ha provato meditare sul presepio?

La donna rispose con semplicità:

  • Sì, padre; ma non so continuare: sono sempre alla paglia! È così commuovente pensare che un po’ di paglia ha fatto da letto a Gesù, vi trovo in questa verità sentimenti così belli, che non so andare avanti: tanta è la commozione che mi prende!

Maria, secondo Luca Evangelista 2, 19: «da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» e così la vide s. Pio X mentre scriveva l’ “Ad diem illum laetissimum” , un’enciclica datata 2 febbraio 1904 per celebrare il cinquantesimo anniversario della definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione di Maria, la madre di Gesù: «perché noi non restassimo sbigottiti dalla grandezza del Divino Esemplare, ci ha voluto proporre un esemplare più appropriato alla nostra pochezza: la Vergine». Ci fermiamo ad imparare dalla Madre di Dio a pregare e meditare, perché Colei che l’Onnipotente ha fatto ‘piena di grazia’ (Lc 1,28), risponde con l’offerta di tutto il proprio essere: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38). “Fiat”, è la prima preghiera cristiana che la Madre ci insegna. Il catechismo spiega questa adesione come: «essere interamente per lui, dal momento che egli è interamente per noi» (CCC 2617). S. Pio X mette un forte accento sull’umanità di Maria e sul suo carattere fiducioso che proviene dallo Spirito Santo: «O Beata che avete creduto, perché le cose che Vi sono state dette dal Signore si avvereranno» (Ad diem illum). Luca, che ama presentare Maria come donna di ascolto e di meditazione (cfr. Lc 2,19. 51), tratteggia in lei la figura del credente che arriva a discernere la sua chiamata alla luce della Parola di Dio contenuta nelle Scritture e grazie alle illuminazioni dello Spirito Santo.

Quale donna di fede, di ascolto e di obbedienza, Maria si sottomette pienamente alla Parola e allo Spirito. Non a caso Elisabetta al momento della visitazione esclama: “Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). La grandezza di Maria sta tutta nella sua fede, ed essa è lodata per aver creduto al compimento della promessa di Dio, che dischiude orizzonti ben più grandi di quelli che potrebbe cogliere la creatura umana lasciata alle sue sole forze.

Come vediamo, per imparare la preghiera sul modello di Maria, bisogna ascoltare la Parola di Dio e chiedere il dono dello Spirito Santo per essere illuminati e guidati da Lui.

Secondo tema della nostra riflessione è il coraggio di Giuseppe. A partire dalla proposta rivoltagli dall’Angelo: «non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1, 20), Giuseppe si affida alla volontà di Dio e si rende responsabile per la custodia e la protezione di Maria, sua sposa. E così il Signore si manifesta benevolo verso il Suo servo fedele e potrà essere superiore alla legge da lui stesso data alla natura! Per logica conseguenza, è da supporre che, come a Giuseppe fu chiesto di “non temere di prendere Maria come sposa”, così anche Maria fu assicurata di non temere di prendere Giuseppe come suo sposo. In questo modo, commenta Duns Scoto, rivolgendosi a Maria: “Lo Spirito ti dona Giuseppe come custode e testimone della tua verginità, perché come te è impegnato nel voto di continenza” (Ordinatio, IV).

Giuseppe si mostra accogliente e fiducioso nei confronti della Parola di Dio, rivoltagli dall’Angelo, aperto e docile al Divin volere. Si pone come un uomo obbediente e pronto esecutore della divina volontà. La sua decisione coraggiosa salva Madre e Figlio da situazioni critiche in un piccolo paese, quale era Nazaret, in cui ogni cosa passava di bocca in bocca: una ragazza madre e un figlio senza padre! Invece, Giuseppe, con l’aiuto dell’intervento divino nel sogno, manifesta ferma decisione e delicata fermezza tali da essere confermato nella sua “giustizia”, secondo l’agire proprio della fede che non lascia mai in pace il cuore, pur lasciando la pace nel cuore. Il dialogo con Dio nei sogni diventa il momento dell’incontro tra la sua volontà e quella Divina. Come uomo “giusto”, desidera solo ciò che Dio vuole dalla sua vita e di questa volontà si nutre. Prima che i segni della gravidanza fossero evidenti, Giuseppe, sempre su indicazione “dell’angelo del Signore, prese con sé la sua sposa…” (Mt 1, 24), e si affrettò alla celebrazione del matrimonio. Non ci sono ripensamenti, ma è incrollabile e pieno di fiducia nell’opera di salvezza che Dio sta attuando in lui e nella sua amatissima sposa. La fede in Dio prende il posto della paura. La misteriosa e Divina maternità di Maria non lo porterà a ripudiarla, ma ad accoglierla nella sua vita e quindi nella sua casa, per acconsentire che Dio realizzi l’opera di salvezza del genere umano.

I due sposi hanno accettato il progetto divino e lo hanno accolto in un profondo raccoglimento spirituale. Tutti e due visitati dalla grazia di Dio, si sono dedicati attraverso la preghiera e la meditazione al discernimento, per entrare “nella logica” di quel progetto di Dio e il Suo piano di salvezza. La preghiera è stata lo strumento grazie al quale si sono resi disponibili per la crescita e l’educazione del Figlio di Dio e fiduciosi collaboratori del Padre per tutta l’umanità.

Grazie a Loro sì, la storia dell’umanità è stata visitata dal Figlio di Dio, che annuncia a tutti noi che Dio è il Padre premuroso innamorato di essa. La storia degli sposi di Nazareth non è soltanto un antico devoto racconto evangelico, ma un invito all’accoglienza del Figlio sull’esempio di Maria e Giuseppe. Questa accoglienza, però, ha bisogno di un percorso di formazione che comincia ancor prima del Vangelo, nelle famiglie dei giovani sposi, nella fedeltà alla tradizione degli antichi e alla fiducia nelle profezie. Ciascuno di noi è nato in una famiglia, i nostri genitori ci hanno trasmesso la fede ed indicato i maestri di vita spirituale: Maria e Giuseppe. Questi grazie all’annuncio evangelico con il proprio esempio insegnano la preghiera, la fiducia e la speranza, rendendosi obbedienti e fiduciosi verso quel Dio che ama il suo popolo.

La vita della coppia di Nazareth non è “un’azienda logistica” piena di servizi ed impegni ma la casa dove Dio ha la sua dimora, segno visibile dell’amore reciproco e dell’amore che il Figlio di Dio ha condiviso con Loro. In questa casa Cristo ci mostra tutto l’amore per i Suoi genitori e lo stesso amore per tutte le famiglie umane delle quali desidera fare esperienza. Invita nella casa di Nazareth tutte le coppie di sposi assicurando loro, attraverso il sacramento del matrimonio, la sua presenza e protezione. Dagli sposi non si aspetta nient’altro che apertura piena e fiduciosa nella Sua Parola. Con l’esempio della preghiera di Maria e del coraggio di Giuseppe ci rincuora e ci rende fiduciosi che, in ogni circostanza della vita, sarà presente.

La Scuola di Nazareth è un grande ideale da seguire e Maria con Giuseppe sono modelli di preghiera e di coraggio. Sono modelli della risposta generosa e irrevocabile data a Dio e della vita vissuta in unione amorevole con Gesù, Figlio incarnato di Dio.

Nella prossima riflessione scopriremo come Giuseppe accetta il piano di Dio e si rende fedele sposo e padre amoroso di Gesù.